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Formati finiti: cm.15x21, 16,5x24,
21x29,7, 23x33.
Carta utilizzata: patinata lucida o opaca minimo
gr.80
oppure carte uso mano o altro tipo di carte naturali
e prestigiose minimo gr.60
stampa esclusivamente colori 4+4 (quadricromia)
Quantità minima copie 1.000
Allestimento con cucitura a filo (con dorso da
minimo mm.3,5 in poi)
Lavorazioni aggiuntive per copertina: plastificazione
lucida o opaca,
verniciatura UV lucida, vernicitaura lucida UV
a zone, copertina cartonata,
cellophanatura singola, stampa a caldo o con rilievo
a secco.
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Cosa intendiamo per stampare un libro
Stampare un libro non significa solo
mettere in pratica una serie di procedimenti con l'ausilio di
appositi macchinari. Nel XV secolo, stampare un
libro era diventata
una vera e propria necessità. E' nell' antica Abbazia
di Subiaco che si stampano i primi incunaboli italiani. Le origini
dell' Abbazia risalgono al VI secolo e, fino alla seconda metà del
XV secolo, i monaci benedettini sono fra i più attivi in Europa
nella copiatura dei testi classici e delle Sacre scritture. I libri
prodotti nei loro laboratori eccellono per qualità ed accuratezza,
tanto da divenire emblema di uno stile tipografico detto appunto "stile
Subiaco". Stampare un libro era un' attività di
primaria importanza anche per un'altra Abbazia europea, quella di Augusta
in Germania. L'Abbazia di Augusta mantiene con Subiaco strettissimi
rapporti, essendo entrambe governate da monaci tedeschi. Il primo libro
stampato è il De Oratore di Cicerone, nel 1465 circa. Ad insegnare
ai monaci benedettini come stampare un libro ritroviamo due stampatori
di Magonza, i chierici A. Pannartz e C. Sweynheyma. A questo primo
volume ne seguono altri (il De Civitate Dei di Sant'Agostino
e un esemplare della prima edizione della Divina Commedia di Dante)
finché, dopo alcuni anni, i due monaci vengono invitati a Roma
dal cardinale di Torquemada. Nei decenni successivi, le tipografie
si moltiplicano e pubblicano non solo una grande quantità di
edizioni, ma anche altri tipi di stampati come, per esempio, alcune
guide della città ad uso dei pellegrini, che possono essere
considerate i primi esempi del genere.
Approfondimenti sulle stampe tipografiche
Senza entrare nei particolari, è indispensabile
chiarire in cosa consiste il procedimento della stampa
tipografica.
Per ogni lettera (o segno) occorre fabbricare un punzone di metallo
molto duro, recante all'estremità la lettera incisa a rilievo
(rovesciata). Questo punzone serve a incidere una matrice di metallo
meno duro (punzonatura) dove la lettera viene impressa in un incavo.
In questa matrice si possono quindi fondere, in quantità desiderate,
i carattere tipografici che risulteranno a rilievo come il punzone.
Il metallo impiegato nella fusione è una lega di piombo e antimonio.
I caratteri tipografici vengono poi accostati e si ottiene così la
composizione tipografica. Il tipografo del XV segue tutto il processo
produttivo delle stampe tipografiche: deve disegnare le lettere, fabbricare
i punzoni, incidere le matrici, fondere i caratteri, stampare al torchio.
Dopo alcuni decenni, la produzione di stampe tipografiche aumenta e
nascono gli specialisti: i disegnatori di caratteri, gli incisori,
i tipografi, gli editori. Le tipografie del XV secolo acquistano ben
presto la forma di centri culturali di grande importanza. Al loro interno,
si assiste alla formazione di figure altamente specializzate e destinate
a divenire il reale punto di forza nei processi adoperati per le stampe
tipografiche odierne.
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