Stampa offset

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Conosci la storia della Stampa Offset?

I primi tentativi di riproduzioni fotolitografica compiuti da Niepce,Daguerre, Lemercier, Poitevin, furono un imitazione della tecnica fotografica: stendevano su lastre di rame o zinco sostanze sensibili alla luce (bitume di Giudea, bicromato di potassio, ecc.) e, dopo averle fatte asciugare, le esponevano alla luce solare, sotto un disegno eseguito su carta trasparente.
Con lo sviluppo in bagno di essenza di trementina, le parti non colpite dalla luce si scioglievano, lasciando il posto a un inchiostro speciale che aderiva tenacemente alla lastra, rendendo così possibile la stampa. Quando però tentarono di riprodurre con questo sistema ancjhe le mezzetinte, i risultati furono poco soddisfacenti; finché non si giunse alla introduzione del retino. Con questo sistema, le variazioni di tono delle mezzetinte erano riprodotte con punti di superficie proporzionale all’opacità dell’originale, rendendo così possibile la riproduzione.

Questo principio fondamentale è rimasto, ma ha subito indispensabili perfezionamenti tecnici, che sipossono riassumere nell’introduzione di nuovi tipi di lastre e di nuovi metodi e prodotti di lavorazione. Agli inizi il procedimento fotolitografico veniva eseguito utilizzando albumina d’uovo bicromatata esponendola alla luce sotto negativo, sia sulle lastre di zinco che sulle pietre litografiche appositamente preparate. La luce, colpendo lo strato sensibile lo induriva.
Dopo l’ esposizione tutta la lastra veniva caricata a tavolozza nera con inchiostro non molto grasso. Asciugato l’inchiostro, mediante abbondante spolveratura di talco, si immergeva la lastra in un bagno d’acquatiepida, 25/30 gradi.
Questo bagno faceva gonfiare l’albumina non trasformata dalla luce e l’inchiostro soprastante veniva eliminato assieme, mediante uno sfregamento leggero con cotone. per rendere l’albumina più dura e resistente alle abrasioni per un’immagine che durasse più a lungo nella stampa, si esponeva la lastra, dopo lo sviluppo, ancora per qualche minuto alla luce dell’ arco voltaico oppure veniva immersa per alcuni minuti, in una soluzione di allume cromo al 10%. La lastra infine la si preparava nel solito modo per la formazione dei sali idrofili.

Modernamente i vari procedimenti, detti anche per inversione, e con i quali si ottengono lastre dove l’immagine da stampare risiede direttamente sul metallo messo a nudo dallo sviluppo, danno la possibilità di ottenere lastre ad alta resistenza per lunghe tirature.
Oggi esistono ditte specializzate che preparono lastre per la stampa offset e prodotti sempre più perfezionati rispondenti alle molteplici esigenze di questo moderno tipo di stampa. Le lastre che vengono impiegate nella stampa offset devono presentare, al momento dell’utilizzo, nella loro superficie, due zone ben distinte: zona per la stampa su cui aderisce l’inchiostro e viene respinta l’acqua e zona non stampante che deve risultare molto idrofila e quindi respingere l’inchiostro.